La storia

cartina del 1680

Laturo (Lu Lature in dialetto teramano – area ascolana) è una frazione del comune di Valle Castellana in Provincia di Teramo, raggiungibile a piedi tramite sentieri, compresa nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Le origini e la toponomastica di Laturo sono ancora avvolte nella leggenda. Originariamente fu certamente un insediamento agro-pastorale antichissimo.

 

possibile significato di “laturo”

L’ipotesi più accreditata sull’origine del toponimo “Laturo”  lo collega dapprima alla coltivazione della cicerchia (Lathyrus sativus), molto praticata in loco fino all’abbandono del borgo(anni ’70) e dei terreni circostanti, successivamente, consultando il Tam (toponomastica abruzzese e molisana)  le certezze sull’origine del nome “Laturo” collegata alla cicerchia ricadono di nuovo nel mistero . Ecco un possibile significato secondo il Dam.

 

 

 

 

 

 

lo storico Timoteo Galanti

Per approfondire la storia di Laturo nei secoli abbiamo chiesto aiuto allo Storico Timoteo Galanti che curerà questa sezione.

STORIE DI LATURO

Cos’è stato Laturo

Laturo, a circa 850 m. s.l.m., è una frazione di Valle Castellana (Teramo). Collocato su un pianoro posto su una terrazza di roccia, si affaccia timido e si lascia ammirare solo da lontano. Si tratta di un antico borgo di dimensioni insolitamente grandi oggi non più raggiungibile agevolmente perchè la vegetazione spontanea ha ripreso possesso dell’unica mulattiera che per secoli l’ha collegato al mondo nel modo più breve, nascondendone le tracce per lunghi tratti e creando barriere talvolta insormontabili. Altri sentieri sarebbero percorribili sempre a piedi, ad esempio da Leofara, dalle Cannavine o da Settecerri, ma risultano ben più lunghi.

Fino agli anni cinquanta del 1900 era abitato da una cinquantina di famiglie per un totale di oltre duecento persone, che occupavano una trentina di case, oggi fatiscenti e cadenti, tra cui si evidenziano ancora i resti di un antico gafio, testimonianza di antiche tecniche edilizie longobarde. Si trattava di uno dei borghi più importanti dei Monti della Laga, costituito prevalentemente da persone dedite alla pastorizia ed alla produzione di legna.

L’emigrazione del secondo dopoguerra ha fatto gradatamente diminuire la popolazione; l’assenza di una strada carrabile che consentisse le comunicazioni essenziali del vivere civile ed il trasporto delle merci, i disagi insiti nel vivere isolati e la drastica diminuzione dell’attività pastorizia hanno fatto il resto. Alla fine degli anni ’70 l’ultima famiglia ha così abbandonato il centro abitato di Laturo al suo destino.

Le chiese

Fin dall’età medioevale, Laturo, insieme ad altri borghi siti nell’alta valle del Castellano, dipende dalla Diocesi di Ascoli.La sua chiesa più antica, collocata nella parte alta del borgo e di cui restano i ruderi, è dedicata al patrono Sant’Egidio. La chiesetta nuova, ubicata più in basso, inaugurata il 25 ottobre 1936[3] è dedicata alla Madonna di Loreto ed è stata restaurata nel 2015 dalla Curia Vescovile di Ascoli Piceno in collaborazione con l’Associazione Amici di Laturo.

Usi e tradizioni

L’isolamento del borgo ha imposto la scelta di materiali da costruzione facilmente reperibili sul posto come la pietra arenaria e il legno di quercia o di castagno. Ancora presenti, anche se in parte degradati, tipici muri a secco realizzati allo scopo di diminuire la pendenza dei terreni e renderli coltivabili. Un elemento caratteristico dell’architettura locale è la pietra forata(“pietra spugna”), sporgente dalla facciata degli edifici, che consentiva di legare gli animali da soma.

LA RINASCITA DEL BORGO

  • Nel 2012 diventa operativa l’Associazione Amici di Laturo il cui scopo è salvare il borgo di Laturo dallo stato di completo abbandono.
  • Nel 2011 il primo restauro conservativo di Federico Panchetti e gli Amici della prima abitazione rinominata “casa Il Gafio”, con trasporto a mano del materiale da costruzione e travi
  • Il 9 giugno 2013 il Festival dell’Appennino ha fatto tappa a Laturo.
  • Il 12 settembre 2015, ultimati i lavori di restauro di altre 2 unità abitative acquisite, è stata riaperta al culto la cappella dedicata alla Madonna di Loreto con una messa celebrata tutti gli anni a Laturo la prima settimana di Settembre dal parroco di Valle Castellana
  • Nel 2016 vengono puliti e segnati  2 sentieri per Laturo(tra cui il sentiero 452 da Leofara ) dal Parco Nazionale Gran Sasso – Monti della Laga

La rinascita del borgo procede dal 2012 con i primi restauri conservativi di abitazioni private, la pulizia e riapertura dei sentieri di accesso, il recupero degli orti e l’organizzazione di eventi sportivi e culturali a sostegno della mission dell’Associazione.

 

  • Il borgo di Laturo e le sue case in pietra negli anni '80-'90.

    Il borgo di Laturo e le sue case in pietra negli anni ’80-’90.

     “Il mio amore per Laturo”

    Tutto iniziò in un ottobre di 6 anni fa(anno 2010), quando in solitaria e di corsa mi avventuro per i selvaggi sentieri del pre-appennino dei Monti Gemelli, inanellando un percorso alla scoperta di Laturo partendo da Olmeto, fino poi a Collegrato,  rientrando dalla statale. Mi meraviglio subito dell’assenza di strada ma anche di mulattiera, – o meglio esiste ma non indicata, sporca e piena di rovi. Con enorme difficolta’, io, avvezzo alla wilderness, – termine inglese per definire luoghi poco frequentati e antropizzati, dove ancora risulta bello potersi perdere -,  arrivo a Laturo seguendo i vecchi piloni della corrente elettrica. Entro nel viale quasi in ginocchio tra i rovi e le infestanti ovunque. Cerco di fiutare un’uscita, dopo la sorpresa e la meraviglia di quello che vedevo. Inquietante, irreale, nessun rumore.  

    Tutto tace, sotto metri di rovi, i quali nell’inverno che sta’ entrando, si preparano a morire. Mi prometto che tornero’. Passano 6 mesi. Da li’ in poi, non so quale folle molla mi abbia spinto, non mi sono fermato a fotografare Laturo come  i pochi che arrivavano fin li’, ma mi sentii in dovere di aiutare quel mondo a rinascere. Un po’ come avessi le mie radici da sempre in quel grappolo di case poste a 900 metri, mai raggiunte da strada carrabile.

    Successivamente si tornò a piedi da Olmeto, poi da Settecerri. Portammo roncole, asce, macete. All’inizio in 2 o 3 amici. Poi solo, per tutto giugno e luglio. Cocenti giornate passate a lavorare 2,3,4 ore, con seghe a mano, a tagliare, sfoltire, aprire, allargare.  Il resto del tempo dedicato a riposarmi e capire qualcosa dell’antichissima rete di sentieri dell’area ed i collegamenti con i fiumi come unica risorsa idrica… insomma si lavorava e si esplorava. Ammiravo la splendida orografia del luogo solitario e selvaggio. Dopo avere nei mesi riaperto a mano tutto il viale, segando, quando serviva, anche grosse piante di acacie e noccioli cascati per la neve, arrivo finalmente al nucleo centrale del borgo.

    Fu quel giorno che capii che la mia scelta di una residenza in montagna cercata e voluta negli ultimi 3 anni, si concretizzava in quell’angolo sperduto di mondo cosi’ affascinante da far venire i brividi. Da’ quel giorno in poi e’ stato un crescendo di esperienze, emozioni, delusioni, pianti e convivi. Sport, lavoro, amicizie che si stanno incrementando e rafforzando.

    Non avrei mai creduto che una delle piu’ grandi sfide della mia vita si potesse concretizzare. Ridare vita ad un borgo in totale abbandono e sepolto da metri di rovi. Farlo tornare a respirare. Di nuovo meta di appassionati, curiosi, trekker, eredi. Ormai al centro delle chiacchiere dei valligiani. Notizia sui blog e esperti del settore. Non solo ripulito, ma intrapreso un percorso che durera’ anni, forse una vita.

    Comprato un rudere assieme ad amici, restaurato con una sapiente edilizia conservativa. In progetto un’associazione, un’idea di recupero e di vita alternativa. Una fuga per il fine settimana oppure un ritorno alle origini, dove la cultura montana prevale e vince sulla monotona e fallimentare vita consumistica moderna. Insomma la nostra personale crociata sta’ avendo dopo 14 mesi di durissime battaglie i suoi frutti.

    Un po’ come salire 10 volte l’everest  e non stanchi, ripartire. Prostrati dalla fatica, disperati dalle avversita’ e dalla difficolta’ di intraprendere qualsiasi cosa in un luogo simile, nonostante tutto, ogni tassello si sta incastrando.”

    Federico Panchetti

 

Laturo non ha strade di accesso carrabili ed è raggiungibile solo da sentieri. Consultare la sezione del sito “come arrivare“. L’accesso più agevole è quello dalla Frazione Olmeto, il sentiero parte dal piccolo nucleo abitato di Valzo

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Un cartina antichissima dei villaggi dell’area

Dintorni e Borghi limitrofi

Storie di Corvino

La Grotta della Paura: situata tra Settecerri e Laturo. La leggenda narra che in prossimità di questa grotta siano morte diverse persone per aver preso grossi spaventi.

La Fonte del Cucù: sorgente di acqua potabile nei pressi delle case del borgo.

Le Vitelle: antico casale in stato di abbandono sulla mulattiera che collega Valzo a Laturo.

Fosso di Olmeto, fosso della Valle dell’Acero: corsi d’acqua affluenti del torrente Castellano.